La Stramma
Il contenuto di questa pagina è stato gentilmente fornito da Maurizio Zambardi
Oltre alla produzione dell'olio d'oliva, a San Pietro Infine vi è, un'antica tradizione, un artigianato tipico, in qualche modo singolare ed autentico: la lavorazione della stramma. La stramma è un tipo di erba perenne molto resistente, diffusissima nella nostra zona.
In italiano l'erba di cui parliamo è detta ampelodesma, ed è anche indicata a volte col nome generico di sparto o anche tagliamani, per via delle foglie taglienti che possono ferire le mani se prese non per il verso giusto.
Il nome scientifico della nostra pianta è Ampelodesmos tenax Link, dove Ampelodesmos etimologicamente significa legame per viti, tenax sta per tenace, per la sua resistenza e Link è lo studioso che nel 1827 ristabilì il nome classico di Ampelodesmos, contro la dizione di Ampelodesma, proposta dal Palisot nel 1812.
La stramma è quindi una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Graminacee, ha culmi cespugliosi, foglie lineari tenaci e margini ruvidi. La pianta è conosciuta fin dall'antichità.
Plinio il Vecchio ne parla nelle sue Naturalis Historiae.
L'ampelodesma è stata nei secoli destinata a vari usi, a seconda delle località, dalle corde per le imbarcazioni all'arredamento rustico di case di campagna, dai contenitori di cereali alle bruscole, cioè le gabbie entro cui si pone la pasta di olive macinate, fino, agli usi militari, come ad esempio la protezione delle trincee.
Ne è stato inoltre sperimentato favorevolmente l'impiego nei lavori di sistemazione e di difesa verde delle pendici degradate. Su questa risorsa, povera, si è costruita buona parte dell'economia del paese di San Pietro Infine, si sono sviluppate le prime forme di commercio, si sono stabiliti contatti con comunità limitrofe e lontane.
Su questa risorsa si è esercitato l'ingegno dei sanpietresi, si è misurata la loro inventiva, è cresciuta la loro fantasia. Gli elementi base per la produzione dei manufatti sono lo spago e la cetta.
Lo spago è realizzato intrecciando a cordoni due gruppi, detti litti, di più fili di stramma.
La cetta è una treccia particolare, a sette capi, piatta e larga.
Lo spago veniva utilizzato come legaccio per sostenere i rami degli alberi da frutto, oppure per l'allevamento delle cozze. Cucendo invece la cetta si ottengono i manufatti più svariati dallo zerbino alla sporta, allo sportone e via dicendo.
Altro manufatto che ha una lavorazione a parte è la scopa. La scopa di stramma è forse uno dei pochi prodotti realizzati anche in altri paesi in quanto è di facile lavorazione.
Il mestiere dello strammaro, per lo meno inteso come lavoro a tempo pieno, puòessere comunque ormai considerato soltanto un ricordo. E pensare che fino a qualche anno fa piú del 50% della forza lavorativa di San Pietro Infine si dedicava alla stramma. Oggi solo pochissime persone per lo più anziane la lavorano, ma lo fanno più per passione che come fonte di reddito. Quello dello strammaro è un mestiere lento e povero nell'epoca della velocità e della tecnologia. La stramma è soppiantata da sempre nuovi materiali, che magari presentano problemi di tipo ecologico, ma sono duttili e a basso costo e la legge del mercato, come si sa, è inflessibile.
Riproporre oggi l'artigianato della stramma come mestiere sarebbe antistorico e fuori luogo, perché è un lavoro che non darebbe adeguati profitti, o per lo meno il magro profitto non giustificherebbe il pesante lavoro.
La lavorazione potrebbe però essere praticata come hobby e costituire un'attrattiva turistica della nostra zona.
Come esempio si potrebbe portare Ventosa, una piccola frazione del comune di Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina, dove la gente del posto ha saputo trasformare quest'artigianato in un'attrattiva turistica producendo manufatti quali borse, borsette, cappelli, sombreri ed addirittura ricavando dalle scope delle bambole apotropaiche.
L'olio di oliva e la stramma, pur nella loro diversità, hanno dato da vivere a un paese come San Pietro Infine e ne hanno portato il nome in tutta Italia e talvolta anche all'estero.
L'olio e la stramma sono stati la storia di San Pietro, ma è auspicabile che abbiano, se messi a frutto adeguatamente, anche un futuro.
