Le Grotte della Guerra

Il contenuto di questa pagina è stato gentilmente fornito da Maurizio Zambardi
 

Le grotte della valle di San Pietro Infine costituiscono una pagina di storia bella è poco conosciuta.

Dopo l'8 settembre del 1943, i tedeschi all'improvviso diventarono nemici degli italiani.
La liberazione dell'Italia, partita dalla Sicilia era giunta alle porte della valle del Liri,la conquista di Roma doveva passare per il massiccio delle Mainarde e dei monti Aurunci. Divenne quindi per i tedeschi di fondamentale importanza creare uno sbarramento proprio qui e San Pietro infine divenne, insieme a Montelungo, la roccaforte con cui impedire lo sfondamento della linea difensiva.

I tedeschi occuparono il paese e sul suo territorio organizzarono un apparato difensivo di notevole rilievo.
Sapevano che il paese era ormai divenuto a rischio per i civili e dettero l'ordine di evacuazione.
Molte persone furono deportate verso zone ancora in mano tedesca, molti però riuscirono a fuggire e si rifugiarono presso parenti o amici nelle località vicine, dove la guerra sembrava meno furiosa, altri non intuendo ancora l'immediato pericolo, cercarono di restare nelle proprie case, e i tentativi dei tedeschi di sgomberare il paese dai civili risultarono spesso vani.
Per scoraggiare la popolazione a restare nel paese, i tedeschi resero inservibili le cisterne d'acqua, gettandovi dentro carcasse di animali.

Quando i sanpietresi si resero conto del pericolo della permanenza in paese, molti trovarono rifugio in alcune grotte, ma già i primi cannoneggiamenti degli alleati, dimostrarono la loro scarsa sicurezza, in quanto esposte direttamente al fuoco dei cannoni, situati nella zona di Mignano (in una grotta centrata in pieno, morirono diverse persone).

Capito da dove proveniva il pericolo, alcuni ingegnosi Sanpietresi individuarono nel vallone ovest del paese, il posto più sicuro dove rifugiarsi. Si misero all'opera con picconi, pale e palanchini e iniziarono a scavare nel lato del vallone ovest al di sotto del paese.

Divisi in gruppi legati da vincoli di parentela o di amicizia, scavarono così una serie di grotte, isolate ma a breve distanza l'una dall'altra.

Inizialmente le grotte erano autonome e ogni gruppo aveva la propria entrata autonoma, ma quando si ravvisò il pericolo della possibilità che gli ingressi venissero occlusi da qualche tiro a parabola, per scongiurare il pericolo di restare bloccati furono create delle uscite alternative, ampliando internamente le grotte e mettendole in comunicazione tra di loro.
Per evitare poi il pericolo di schegge delle bombe che potevano scoppiare nelle vicinanze, vennero realizzate a protezione, davanti alle aperture d'ingresso, muri a secco disposti in posizione sfalsata, in modo che si entrava con un percorso ad "esse".

La notizia di un luogo di riparo sicuro si sparse nei dintorni, fu così che di notte molti altri gruppi arrivavano e il lavoro di scavo per allargare le grotte continuava incessantemente.
Gli scavi erano facilitati dalla natura del terreno, costituito da cementificazione di rocce sciolte, quindi di ottima consistenza e di facile scavo.
I tedeschi sapevano dell'esistenza di questi rifugi, e forse essi stessi li ritenevano sicuri, visto che nei numerosi controlli effettuati alle grotte non obbligavano più i cittadini ad andare via, ma si limitavano alla ricerca di eventuali uomini sfuggiti al loro rastrellamento.

La vita in queste grotte ovviamente non era facile. Alla mancanza di acqua e cibo si associava il freddo e la mancanza di igiene.
Oggi, alcune di quelle persone che rimasero nelle grotte raccontano di come le pulci erano divenute tanto numerose che si accumulavano in mucchietti.
La notte ci si ammassava all'interno per il freddo, e la mancanza di spazio obbligava le persone a dormire accovacciati. A volte l'aria diventava talmente irrespirabile che occorreva trasportare fuori persone al limite dello svenimento. Quando poi si stabilirono nei rifugi anche alcuni uomini, sorse l'esigenza di creare dei nascondigli, dove farli rifugare in caso di perlustrazione da parte dei tedeschi. Vennero allora scavate nel pavimento, delle fossa dalla grandezza appena sufficiente al posizionamento di una persona distesa.
I rifugiati si erano organizzati con allarmi convenzionali fatti di segnali sonori in caso di perlustrazione. I pochi uomini presenti allora si distendevano nelle fosse, i familiari le ricoprivano con delle tavole e vi stendevano sopra un piccolo strato di terra in modo da mimetizzarle, e poi vi si mettevano sopra lasciando soltanto un piccolo foro per consentire a chi vi era nascosto di respirare.
Benché i controlli dei tedeschi fossero molto brevi, a causa dell'odore sgradevole che il luogo emanava, capitava spesso che per sicurezza, gli uomini nascosti dovevano restare immobili in quella posizione anche per diverse ore.

Quando finalmente la mattina del 17 dicembre 1943 i primi soldati dell'esercito alleato entrarono nel paese, oramai ridotto ad un cumulo di macerie, i primi a vederli avanzare, con uniformi di diverso colore, furono i bambini, che corsero subito a dare la notizia ai rifugiati nelle grotte.
Tutti capirono che erano arrivati i liberatori, e in massa la popolazione rifugiata andò loro incontro. I soldati rimasero di stucco nel vedere tante persone che somigliavano più a cadaveri che ad esseri viventi, essi non sospettavano minimamente che ci fossero ancora dei civili nel paese.

Le grotte oggi sono ancora lì, nella valle da alcuni detta "valle della morte", ultimamente rese di nuovo raggiungibili grazie alla messa a punto di un sentiero.

Visitare oggi il suggestivo interno delle grotte è un'esperienza unica, toccante e nello stesso tempo indimenticabile.