Nella Preistoria

Il contenuto di questa pagina è stato gentilmente fornito da Maurizio Zambardi
 

Una diffusa tesi geologica sostiene che nell'era quaternaria il territorio campano, insieme con le valli del Rapido e del Liri, fosse coperto dalle acque, creando il cosiddetto "Golfo Campanico". Di quest'immenso bacino oggi resterebbero solo il golfo di Napoli e quello di Gaeta.

Nella preistoria, dunque, probabilmente la piana di S. Pietro Infine era un lago, e solo quando l'acqua iniziò a defluire verso Suio attraverso le gole degli Aurunci, per raggiungere il Tirreno, la terra circostante si arricchì di vegetazione e si svilupparono le prime forme di vita terrestre.

L'origine lacustre del territorio è dimostrata sia dal ritrovamento di numerosi e svariati resti fossili di conchiglie, risalenti al pleistocene medio, che continuano ad essere reperiti nella zona, che dalla natura del terreno ghiaioso ed alluvionale.

Inoltre alcuni scavi in località "Riaine", al confine col territorio di San Vittore del Lazio hanno riportato alla luce alcune stratificazioni preistoriche, all'interno delle quali sono stati ritrovati degli strumenti litici, che testimoniano la presenza umana nell'area sin dal paleolitico. Ciò non deve meravigliare data la vicinanza ad Isernia, dove alla fine degli anni settanta fu scoperto un accampamento paleolitico dell' Homo Aeserniensis, risalente a 730 mila anni fa.